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In circolo è una serie di interviste e chiacchierate con i nuovi circoli Arci in città, per scoprirne i progetti e le attività, sogni e prospettive.
Questa settimana è la volta di ASAP, associazione di ragazze nata nel 2022 che, attraverso la relazione con il territorio, sperimenta pratiche performative e di arti visive.
Presentatevi: chi è ASAP e come nasce?
ASAP nasce nel 2022 da un gruppo di sole donne e amiche (tutte bolognesi!) che hanno sentito il desiderio di unire le proprie competenze artistiche individuali per dar vita ad un progetto culturale multidisciplinare, che sperimenta e ibrida arti visive e performative, curatela, musica e graphic design, ponendosi in stretta relazione con la città e il territorio. Dopo esserci formate ed avere lavorato tutte in diversi ambiti artistici, sia in Italia sia all’estero, ci siamo trovate e ri-trovate nella nostra città di origine, dicendoci: “Proviamo a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto”. Di lì, abbiamo deciso di sviluppare una progettualità comune, insediandoci nella città attraverso proposte artistiche di carattere effimero in spazi non convenzionalmente dedicati all’arte, per generarvi nuovi luoghi d’incontro.
Perchè avete scelto di chiamarvi così?
“ASAP” gioca con la formula del noto acronimo inglese “As Soon As Possible”, ma oltre a questo racchiude in sé una molteplicità di significati possibili che delineano la nostra identità come una sorta di manifesto. Infatti, ASAP è anche: As Spicy As Possible, As Slow As Possible, As Site-specific As Possible, As Seductive As Possible, As Sensitive As Possible, As Spontaneous As Possible, As Softly As Possible, As Significant As Possible, As Sudden As Possible…
Principalmente di che cosa si occupa ASAP?
ASAP intende soprattutto sperimentare e promuovere l’arte come forma di incontro e relazione, condivisione e comunicazione accessibile e non elitaria. Per farlo, tende a prediligere pratiche artistiche effimere e partecipate: eventi, mostre, performance, workshop, dj set, laboratori… Inoltre, sente il desiderio e la necessità di abitare spazi al di fuori dal “white cube” in cui spesso si trova costretta e rinchiusa l’arte contemporanea; piuttosto, preferiamo relazionarci con lo spazio pubblico. Dal bosco urbano al club notturno, i contesti in cui agiamo sono diversi, ma l’intento è sempre quello di aprire la pratica artistica ad un pubblico di non soli addetti ai lavori attraverso progetti orientati alla partecipazione, al gioco, allo scambio, all’ascolto, alla relazione, in cui il fruitore è sempre complice e co-protagonista.
Raccontateci di qualche progetto artistico in particolare
Il primissimo progetto nasce ancor prima di ASAP, ed è stato una delle ragioni che ci hanno spinto, successivamente, a fondare un’associazione. Si tratta di Exit, un festival curato da due membri di Asap – Olivia e Lucia. Il festival si è trasformato molto negli anni: è nato nel 2017 come progetto off di un festival teatrale organizzando una rassegna di mostre ed eventi in case private, che per un giorno si aprivano e si svelavano al pubblico. Dopo due anni tra divani, appartamenti e inquilini, nel 2019 Exit ha esplorato la dimensione del quotidiano approdando sotto casa, in quattro negozi di alimentari e mini market di Bologna. In seguito alla pandemia, Exit ha poi trovato il suo habitat naturale, spostandosi ai Prati di Caprara: un bosco urbano sorto spontaneamente sopra ad un’ex area militare abbandonata; un “terzo paesaggio” necessario, prezioso e stratificato, perlopiù sconosciuto ed estraneo alla comune narrazione sulla nostra città. Ormai da due anni, a cadenza annuale, Exit abita temporaneamente questo spazio attraverso un festival di workshop e pratiche partecipate.
Playlist invece è un format laboratoriale di Asap che si adatta a più contesti: si tratta di un laboratorio di storytelling per la creazione di un un archivio musicale rappresentativo, ma non esaustivo, della storia umana di una comunità temporanea. E’ una raccolta aperta del potenziale emotivo e musicale di una porzione di popolazione, su base spaziale, narrativa e transgenerazionale, che ragiona sulla musica come materia universale e linguaggio senza confini, per poi culminare in un momento celebrativo e un dj-set.
Abundance è un progetto che unisce performance e clubbing. Nasce lo scorso anno in relazione a Scarcity, una mostra che abbiamo presentato durante Art City nata dalla collaborazione con un gruppo di amici artisti. La collettiva esplorava il tema della scarsità come modello economico capitalista e le sue ripercussioni emotive e sociali; in relazione a questo, Abundance nasce come eco e risposta contraria. Presentato per la prima volta in una situazione di clubbing e pensato inizialmente come dispositivo performativo aperto e partecipato di live vj-ing, Abundance oggi è un progetto in espansione, su cui stiamo lavorando e facendo ricerca, e di cui presenteremo un nuovo e più ricco output a fine gennaio (…spoiler!).
Che cosa vi contraddistingue?
Crediamo che ASAP si distingua soprattutto per il suo approccio ludico, partecipativo e per la sua multidisciplinarietà. Inoltre, la nostra progettualità è legata in particolare alla dimensione dell’evento, dell’incontro, della celebrazione collettiva, piuttosto che ad una contemplazione gerarchica e individualistica. Ci piace entrare nel vivo, nelle viscere; sì: siamo viscerali. All’inizio della nostra attività abbiamo sperimentato in varie occasioni l’utilizzo del cibo, donato al pubblico sotto forma di oggetto scultoreo potenzialmente edibile: attraverso questi primi semplici e spontanei esperimenti abbiamo messo in atto le basi che costituiscono la nostra mission: convivialità, ricettività, coinvolgimento e condivisione.
Desideri e progetti futuri? C’è qualche novità?
Essendo relativamente “appena nate” abbiamo tanta voglia di crescere, di ampliare alcuni dei progetti già realizzati ed avviarne di nuovi. Abbiamo intenzione di focalizzare e potenziare il nostro lavoro di gruppo, cercando sempre di generare nuove occasioni di incontro in città e di “fare spazio” per tutt3. Vorremmo lavorare sempre più sui temi dell’accessibilità e proporre più attività laboratoriali coinvolgendo target diversi; allo stesso tempo, vogliamo intensificare la nostra produzione artistica. E per fortuna, nei prossimi mesi è in arrivo per noi una grandissima novità: finalmente, dopo quasi 2 anni di difficoltose riunioni nel piccolo appartamento della presidente, avremo uno spazio bellissimo, praticamente un sogno… la Casa dei Colori in Montagnola, centralissima e immersa nel parco, in condivisione con altre due realtà artistiche che non vediamo l’ora di conoscere meglio!
Tre punti di forza della vostra associazione.
Per tutte le ragioni che già abbiamo spiegato, scegliamo: gioco, relazione, multidisciplinarietà.



