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4 Dicembre 2025Un’indagine sugli adolescenti di Bologna per co-progettare spazi di aggregazione e protagonismo giovanile
“Fammi Spazio!”, la ricerca sulla partecipazione culturale giovanile a Bologna condotta dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna in collaborazione con Arci Bologna e Fondazione Unipolis, ha vinto il Premio Save the Children per la Ricerca 2025 ‘Dove inizia il Futuro’. Il premio, alla sua prima edizione, nasce per valorizzare ricerche innovative che approfondiscono le condizioni di vita di bambini, bambine e adolescenti e promuovere l’impatto della ricerca sui diritti dell’infanzia. La selezione è stata affidata a una giuria composta da esperti di alto profilo nei settori della pedagogia, economia, statistica, sociologia e comunicazione. Queste le motivazioni del premio, assegnato il 3 dicembre 2025 al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano alla presenza di Roberta Paltrinieri, Professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, che ha guidato il team di ricerca: “Fammi Spazio! è una ricerca che si muove perfettamente nella prospettiva della Science for Policy, cioè rappresenta un sapere che può essere utilizzato nella costruzione di nuove politiche. Inoltre, considera l’azione e il contesto di vita delle persone – in questo caso le scuole e i servizi – dei luoghi di produzione del sapere. Quindi l’atteggiamento verso cui questa ricerca si è rivolta a tutte le persone intervistate, ascoltate e con cui si sono raccolti i dati, sia quantitativi che qualitativi, è un atteggiamento di curiosità epistemica che crede nel valore dei saperi che ci sono nelle pratiche e nella vita delle persone e che è in grado di valorizzarli attraverso il rigore metodologico e il giusto modo di trattare i dati.” Il premio è stato consegnato da Paola Milani – membro della giuria e Andrea Zucca, responsabile sviluppo istituzionale Fondazione Feltrinelli.
Fammi Spazio! è un progetto di ricerca-azione che punta a entrare in contatto diretto con le giovani generazioni per intercettarne bisogni, desideri e aspettative a attivare azioni di welfare culturale. L’obiettivo ultimo è la co-progettazione di uno spazio culturale di aggregazione co-gestito da adolescenti, che nascerà all’interno di un circolo della rete Arci bolognese, nello specifico DAS – Dispositivo Arti Sperimentali, centro di ricerca e produzione artistica di Bologna. Al centro della ricerca c’è il welfare culturale come leva per la promozione del protagonismo giovanile.
Il percorso di ricerca, sviluppatosi tra giugno 2023 e dicembre 2024, si è articolato in tre fasi: dall’ascolto qualitativo attraverso focus group, alla somministrazione di un questionario quantitativo a oltre 1200 adolescenti fra i 14 e i 19 anni delle scuole superiori bolognesi, fino a una serie di interviste a professionisti attivi nei mondi dell’educazione e della cultura.
I risultati emersi delineano un quadro complesso, ma ricco di spunti. La dimensione digitale si conferma centrale nella quotidianità dei giovani: lo smartphone è il dispositivo più usato (95%), seguito da PC/laptop (45%) e tablet (25%). È attraverso questi strumenti che si sviluppano i principali interessi culturali: musica (32,8%), videogaming (24,5%), cinema e serie TV (19,9%). Minori, ma presenti, le percentuali relative ad attività come scrittura, danza, disegno, fotografia, teatro e podcast.
Le fonti da cui proviene l’ispirazione per coltivare tali interessi sono fortemente connesse alla dimensione relazionale tra pari: il 50% indica amici e compagni di scuola come principale riferimento, seguiti dai social media (44,7%). Più distanti famiglia (26,7%), insegnanti (6,5%) ed educatori (2,1%). Anche la condivisione degli interessi avviene prevalentemente all’interno di questi stessi contesti orizzontali, fisici o digitali, confermando la centralità del “gruppo dei pari” come spazio di riconoscimento e legittimazione.
Uno degli aspetti più significativi riguarda gli spazi della fruizione culturale: il 90,3% dei rispondenti individua la casa come luogo principale per coltivare passioni e interessi, seguita dalla scuola (29,2%) e da contesti di passaggio come i mezzi pubblici. Tuttavia, la partecipazione ad attività culturali in presenza (concerti, mostre, eventi, ecc.) risulta complessivamente ridotta: quattro adolescenti su dieci non vi partecipano mai, due su dieci lo fanno con cadenza mensile, gli altri occasionalmente. Il dato sulla centralità della casa evidenzia una mancanza strutturale di spazi pensati con e per i giovani, dove poter esprimere e sviluppare i propri interessi in modo libero e condiviso. Una condizione che rende sempre più urgente immaginare e realizzare luoghi culturali accessibili, accoglienti e realmente inclusivi.
Accanto agli interessi culturali, la ricerca ha indagato anche le forme di impegno civico e attivismo. Le esperienze raccontate spaziano tra tutela ambientale, partecipazione scolastica, volontariato con migranti e persone con disabilità, attività legate alla comunicazione, alla politica e alla solidarietà. Questi interessi vengono coltivati soprattutto attraverso scelte quotidiane e stili di vita, ma anche tramite assemblee, manifestazioni e iniziative culturali di quartiere.
Nella parte finale del questionario, agli adolescenti è stato chiesto di immaginare uno spazio creativo ideale, le caratteristiche considerate più importanti sono state: la possibilità di libera espressione (oltre il 40% delle risposte “molto importante”), la sicurezza del luogo, la presenza di strumenti per sviluppare i propri interessi e la possibilità di fare nuove amicizie.
L’analisi dei dati fornisce indicazioni preziose per progettare spazi e politiche culturali più vicine ai bisogni delle nuove generazioni. In particolare le relazioni amicali si rivelano cruciali nella costruzione dell’identità e nella condivisione degli interessi: è fondamentale pensare a contesti che favoriscano l’interazione e la socializzazione.
Gli interessi culturali sono spesso coltivati da soli e in ambito domestico, ma anche attraverso piattaforme digitali: è necessario superare la dicotomia tra digitale e “presenza” e pensare a spazi culturali capaci di integrare entrambe le modalità di partecipazione.
Emerge infine un forte desiderio di sperimentare, creare, mettersi alla prova: ogni nuova proposta culturale dovrebbe garantire libertà espressiva, inclusività e accesso concreto agli strumenti per farlo.
Grazie a un primo contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, il progetto di realizzare uno spazio con e per gli adolescenti si è avviato all’interno del DAS, con il laboratorio partecipato “Costruire Bellezza”, che ha coinvolto ragazze e ragazzi dai 14 ai 19 anni nella realizzazione di percorsi artistici da sperimentare all’interno del centro culturale. Un primo passo per la creazione di un vero e proprio circolo co-gestito da adolescenti che Arci Bologna punta a inaugurare nell’arco di un anno.



